Cosa sono i PFAS e perché rappresentano un rischio?

Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) costituiscono una vasta famiglia di migliaia di sostanze chimiche sintetiche caratterizzate da una catena di carbonio completamente (per) o parzialmente (poli) fluorurata. Questa struttura conferisce loro proprietà straordinarie, come la repellenza all’acqua e all’olio e la resistenza termica, rendendole ideali per trattamenti superficiali di carta e cartone fin dagli anni ’50. Tuttavia, sono note come “forever chemicals” a causa della loro estrema stabilità, che le rende resistenti alla degradazione e capaci di accumularsi nell’ambiente e negli organismi.

La preoccupazione scientifica è supportata da evidenze precise: lo IARC (International Agency for Research on Cancer) nel 2023 ha elevato il livello di pericolosità del PFOA a “sicuramente cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 1), mentre l’EFSA (European Food Safety Authority) nel 2020 ha stabilito una dose settimanale tollerabile (TWI) molto restrittiva per la somma di quattro PFAS chiave (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS), rilevando che l’esposizione di parte della popolazione europea supera già questi limiti (4,4 ng/kg di peso corporeo alla settimana).

PFAS molecola

La Proposta di Restrizione Universale (UPR) dell’ECHA

Il Background Document dell’ECHA chiarisce l’ampiezza della proposta di restrizione REACH, presentata ufficialmente nel gennaio 2023 dalle autorità di cinque Stati membri: Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia. L’obiettivo è limitare circa 10.000 sostanze PFAS, prevenendone il rilascio lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.

Data la natura ubiquitaria di queste sostanze, la restrizione globale colpisce una vastissima gamma di settori industriali:

  • Tessile e Abbigliamento: Tessuti tecnici e trattamenti idrorepellenti.
  • Elettronica e Semiconduttori: Componenti critici per hardware e infrastrutture.
  • Trasporti (Automotive e Aerospaziale): Guarnizioni, cavi e fluidi idraulici.
  • Energia: Pannelli solari e tecnologie per l’idrogeno.
  • Prodotti di Consumo: Pentolame antiaderente, cosmetici e schiume antincendio.
  • MOCA (Materiali a Contatto con Alimenti): Trattamenti barriera per carta e cartone, plastiche, gomme.

È importante sottolineare che il REACH sta intanto già intervenendo con misure concrete su specifiche sottoclassi. Un esempio è il Regolamento (UE) 2024/2462 che limita l’uso dell’acido perfluoroesanoico (PFHxA), dei suoi sali e delle sostanze correlate (Voce 79 – All. XVII). Dal 10 ottobre 2026, scatterà il divieto di immissione sul mercato per diverse applicazioni, inclusi carta e cartone a contatto con alimenti.

Il precedente normativo: Danimarca e Paesi Bassi

Occorre evidenziare che per i MOCA cellulosici il percorso di restrizione è già iniziato a livello nazionale. La Danimarca, pioniera in questo ambito, ha introdotto il divieto di utilizzo di PFAS nei materiali in carta e cartone a contatto con gli alimenti già dal luglio 2020. Analogamente, i Paesi Bassi hanno implementato restrizioni specifiche nel 2022 limitando l’uso di queste sostanze in carta e cartone.

sostanze perfluoroalchiliche

Le Restrizioni del Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR)

Mentre l’iter REACH prosegue, il settore del packaging ha già i suoi limiti definiti nel nuovo Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR). L’Articolo 5, Paragrafo 5, prevede che a partire dal 12 agosto 2026, gli imballaggi a contatto con alimenti non potranno essere immessi sul mercato se superano i seguenti valori limite di concentrazione:

  • 25 ppb (µg/kg) per singoli PFAS misurati con analisi mirata.
  • 250 ppb (µg/kg) per la somma dei PFAS misurati.
  • 50 ppm (mg/kg) per il contenuto totale di PFAS, inclusi quelli polimerici.

Il limite di 50 ppm funge da soglia critica per lo screening. Se il contenuto totale di fluoro supera i 50 mg/kg, il fabbricante o l’importatore deve fornire prova documentale (o analisi di secondo livello) che dimostri se tale valore sia riconducibile a PFAS o a sostanze non-PFAS.

restrizione REACH

Strategia di Conformità e Gestione della Supply Chain

La conformità non è più solo una questione di test di laboratorio, ma di una rigorosa gestione tecnico-normativa:

  • Audit dei Fornitori: Identificare l’aggiunta intenzionale e la presenza di precursori o coadiuvanti tecnologici (PPA – Polymer Processing Aids).
  • Aggiornamento Documentale: Il fascicolo tecnico (Allegato VII del PPWR) deve essere integrato con evidenze oggettive di conformità.
  • Contaminazioni Non Intenzionali: Particolare attenzione va posta ai materiali cellulosici e alla Raccomandazione (UE) 2019/794 sui rischi di migrazione da contaminazioni incrociate o carta riciclata.
PFAS

Conclusioni

Il passaggio a materiali “PFAS-free” rappresenta un cambiamento strutturale per l’intera filiera. La complessità tecnica di queste sostanze e la loro diffusione rendono necessaria una mappatura accurata dei materiali e un dialogo costante con i fornitori di materie prime.
Anticipare l’analisi dei propri imballaggi rispetto ai requisiti del 12 agosto 2026 non è solo un atto di conformità legale, ma un passo necessario per garantire la sicurezza dei prodotti e la trasparenza verso il consumatore.
In un contesto normativo in continua evoluzione, la corretta interpretazione dei dati tecnici e l’aggiornamento costante dei fascicoli tecnici rimangono i pilastri per una gestione del rischio efficace e consapevole.